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LA QUARANTENA CI SERVA DA RESET

LA QUARANTENA CI SERVA DA RESET

LA QUARANTENA CI SERVA DA RESET

Al momento di scrivere non so se questo limbo in cui un decreto ministeriale (infima fonte giuridica, tra le tante) ci ha infilato, sia giustificato o meno.  Credo che nessuno -al momento- se ne possa fare un’idea precisa.

Personalmente – a causa di tutte le brutture e le schifezze che ci hanno fatto ingoiare in questi anni (e quelle che stanno continuamente premeditando per il futuro)-, personalmente, dicevo, credo che ci sia molto di losco.

Ma stamattina su Roma c’è un sole gioioso, la primavera è ad un passo ed il mio animo sensibile alla sofferenza delle persone (è questa la vera attitudine alla politica: guardare gli ultimi) s’è volto al considerare cosa di buono ci ha portato questo STOP.

E per quante cose positive, mi vengono in mente, di altrettante di negative arrivano a bilanciare lo sforzo di trovare il bene nel male.

Ho immaginato le case delle persone con figli, che corrono tutta la settimana, vanno a fare un lavoro che non amano più di tanto e si sentono separati dalla crescita delle creature, dall’affetto del proprio partner. Ecco, immagino che costoro stiano apprezzando queste vicinanze.

E poi immagino anche le famiglie difficili, in cui si sta malvolentieri assieme: magari questa forzatura le porterà al confronto oppure darà la spinta decisiva al riconoscere l’impossibilità di stare assieme.

Immagino i bambini piccoli, con le loro mille domande: che goduria avere a disposizione papà e mamma cui “torturare” il cervello.

Immagino pure gli adolescenti, che così malvolentieri stanno a casa, struggersi per la socialità perduta e, magari, farsi pure qualche domanda.

Immagino l’angoscia degli anziani, spesso soli. Ecco, qui non trovo lati positivi… vedo solo una grande ingiustizia su persone che hanno dato la vita intera per un paese che oggi non trova il modo di rassicurarli, che non sia la reclusione.

Immagino lo stato d’animo dei single, che (ri)scopriranno il motivo per cui lo sono (e se è una condizione per loro accettabile).

E rifletto sull’importanza della socialità.

L’essere umano non è fatto per essere parcellizzato. La Relazione (con i simili, gli animali, la Terra, l’Universo) è il vero motore della nostra esistenza, perché è uno dei linguaggi dell’Amore.

Allora io credo che questo STOP servirà (o dovrà servire) a riconoscere la necessità di dialogare con l’altro, di stare assieme, di rispecchiarsi negli occhi del vicino e del lontano.

Vedo nascere una futura, necessaria solidarietà, senza la quale avremo solo silenzio e morte.

La quarantena ci serva da RESET. Quel pulsante che si preme quando proprio non si sa più cosa fare.

RESET in tutti i campi.

Reset in politica dove bisogna iniziare a pensare fuori dagli schemi e dagli steccati del passato, riconoscendo la forza creatrice che c’è dentro ognuno di noi, e ri-assumendo una base, quella meravigliosa Costituzione che i nostri padri e nonni ci hanno consegnato, perché la rendessimo viva.

Reset in economia, dove TUTTO quello che è stato pensato negli ultimi 30 anni è sbagliato.

Reset nell’istruzione, nel nostro rapporto con i giovani che hanno condannato all’imbecillizzazione.

Reset nell’informazione dove la menzogna e l’occultamento non devono più essere la regola.

Reset nella creatività, dove bisogna smettere l’esclusiva narrazione della violenza e del degrado.

Reset sulla “serietà” imposta, che è solo “seriosità” e ammorba gli slanci vitali e creativi.

Reset nella concezione di cosa sia, in ultima essenza l’Essere Umano, non un essere che si fa lupo verso gli altri, ma un essere il cui motore profondo, l’amore, si coniuga con la spinta alla vita, quella Forza primigenia che può esprimersi, attraverso di noi per cambiare tutto.

Reset, per far ripartire il pianeta, e farlo girare in modo contrario. Per far questo è necessario un lubrificante universale, la gioia, l’allegria, il riso del popolo: che esploderà, quando finalmente vedremo il RE nudo, col suo piccolo, flaccido male, appassito e senza più forma.

Qualche cinico penserà che descrivo l’utopia. Si sbaglia di grosso: non comprende che senza slancio non c’è creazione e che se non si crea, si è già morti.

Auguri di buon RESET.