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Sono Lucia e questa è la mia storia

La mia storia….

Questa è la mia storia, una storia allo stesso tempo diversa ed uguale a tante altre; è la storia di come il dolore, quello che ti invade l’anima e la mente, lavori ed influisca sul corpo determinandone la patologia…..la malattia.È accaduto a me, una ragazza come tante altre, piena di vita ed ambizioni, una ragazza alla quale, nell’arco di pochi mesi, qualcosa le ha cambiatola vita ma,come dicono i film, quello erasoltanto l’inizio.Allora avevo 19 anni e non c’era persona al mondo più importante della mia nonna con la quale sono cresciuta e con la quale condividevo la gioia per la vita e la conoscenza delle cose, del mondo…della natura.Nonna Tanina un giorno all’improvviso e troppo presto è tornata al Celo e per me,che cominciavo ad affacciarmi alla “vita dei grandi”,non poteva esserci dolore più grande!Sentivo che la vita non aveva più senso equesto mi faceva paura….non avevo più il mio centro, il mio luogo sicuro……Ciò che per istinto fa una ragazzina a quell’età è fuggire! e così decisi di fare. Avevo bisogno di andar via, avevo bisogno di trovare dei nuovi confini e di allontanarmida quellarealtà che per me era diventata troppo dura.Non avevo coscienza delfatto che allontanarmi dalla mia famiglia,dalla mia terra e dalle piccole sicurezze che può darti un paesino della provincia di Salerno rispetto ad una città come Roma,potesse essere per me, in quel momento, un ennesimo motivo di sofferenza…..ma il mio orgoglio mi diceva di andar via e di resistere alla solitudine e alla paura.Il mio corpo no! Il mio corpo non ci stava a “teneretutto dentro” non ce la faceva più a fingere e ad andare avanti…..efu così che crollai!Noi spesso diciamo:“il mio corpo mi manda dei segnalistrani!”, “il mio corpo fa come gli pare”, “non capisco cosa abbia il mio corpo!” etcetc. ed è qui che commettiamo il primo errore, lo stesso che feci io ormai 10 anni fa.Noi siamo il nostro corpo! noi siamo il nostro corpo, la nostra mente, i nostri pensieri, le nostre emozioni inscindibilmente! Siamo un tutt’uno, siamotutto questo, e anche se non ne abbiamo coscienza, Pensiero, Emozioni, Corpo e Spirito (o anima chiamatelocome meglio credete) comunicano tra loro!E’così che, in quella situazione di dolore e di malessere, il mio corpo disse basta e piano piano ci fu il crollodi tutta me stessa. Ebbi un collasso, ero sola e rimasi a lungo in quello stato fino a quando la mia amica,con la quale ero andata a vivere,si accorse di me.Finì in ospedale e cominciò così un momento della mia vita devastante non solo per me ma anche perla mia famiglia….oggi lo definirei un periodo ricco! Al Policlinico Umberto I di Roma non sapevano cosa avessi precisamente, dicevano che sembrava avere a che fare con una “cipolla”, sfoglia sfoglia c’è sempre qualcos’altro sotto e difatti il mio corpo dava continui segnali diversi, a volte contraddittori.Oggi non vi racconterò tutto, mi piacerebbe, vi dirò solo che io in quell’ospedale ho passato 2 anni della mia vita! Eh già 2 anni, entrando ed uscendo certo, ma con periodi didegenza lunghi anche 8 mesi.Io ero diventata la mia malattia, un caso fuori dal normale di una “semplice”dermatite atopica, che però metteva a repentaglio la mia vita dato che il mio sistema immunitario oscillava continuamente tra un eccessiva funzionalità in cui –utilizzando una frase di uno dei

medici -“il mio corpo rigettava me stessa!” -i miei anticorpi mi attaccavano-,a momenti in cui i miei anticorpi erano così bassi da avere lo stesso quadro clinico di un malato con la sindrome da HIV. In realtàquesta situazione era statapeggiorata–diciamo anche indotta-dai farmaci che i protocolli medici propongono in questi rari casi (ovviamente in modo sperimentale!),in primis tra tutti la Ciclosporina! La Ciclosporina è un farmaco immunosoppressore ampiamente indicato nei pazienti sottoposti a trapianti, dagli studi effettuati ha mostrato di possedere attività antivirale contro il virus HIV, l’herpes simplex ed i virus vaccinia e altro, peccato che a me abbia anche provocato un Sarcoma di Kaposi, una forma di cancro maligna più tosto rara.Ho cominciato a fare cure su cure, non miglioravomolto, ma riuscivamo a tenere le cose sotto controllo; ma c’è una cosa che devo raccontarvi prima di dirvi come sono guarita, perché sono guarita e sono in splendida forma!Il reparto dove ero ricoverata era un reparto di Dermo-oncologia, era il reparto di un policlinico Universitario, questo implicava il fatto di essere non solo pieno di “mostri sacri” della medicina, ma anche il fatto di pullulare di giovani tirocinanti e specializzandi ancora con il fuoco vivo in corpo, con la voglia di aiutare il prossimo e di non esser troppo pieni di sé, di non farsi incatenare da un sapere irrigidito e focalizzato ma pronti a sperimentare e a sperimentarsi.Io mi ritengo molto fortunata perché mi hanno amata, mi hanno coccolata…. È vero io lì dentro non ho reso la vita semplice a nessuno! Dal primario ai portantini! Ma il mio modo di fare e di essere a fatto breccia nella loro umanità e questo ha fatto in modo che lì non venisse curato solo una parte di me,il mio corpo, ma anche il mio spiritograzie a tutto l’affetto,le risate,i pizza party, le feste e la musica che davano calore all’anima! Così sono state curate le mie emozioni grazie alle lacrime, alle coccole, alla gioia, all’ amore e alla condivisione tra gli amici che ho incontrato tra pazienti, infermieri, portantini, medici e il mitico primario! Già amici, questi ultimi capaci di sedersi sul mio letto e chiedermi cosa potesserofare, insiemea me, per farmi stare meglio, chiedermi di cosa avessi bisogno e così dopo aver creato un rapporto che andava oltre i ruoli si è arrivati a confrontarsi su una cosa importante e sacra: LA VITA!Un giorno però mi dissero: “Lucia cara qui la medicina si ferma!…Cosa vogliamo fare?” la paura è stata tanta come il dolore fisico e la sofferenza dell’anima, io ho creduto in loro nelle loro terapie ed ero che il gioco si faceva davvero duro loro mi mollavano?! Non potevo crederci!ma loro mi sono venuti incontronon mi hanno mollata, si sonostretti intorno a me e per una volta ancora si erano appiattiti i ruoli….erano stati sinceri con me e quel loro modo di fare avevo acceso in me un nuovo fervore, mi avevano rimandato la capacità e il potere della mia guarigione nelle mie mani.Unanotte il dolore, il fuoco che mi bruciava dentro,le fitte continue stavano vincendo sulla mia voglia di vivere, sul mio umorismo, sulla mia tenacia…quella notte ero stanca, ho avuto paura, non ho più creduto in me e…ho ceduto…Gli ultimi ricordi che ho di quei momenti sono la voce e le mani di Maria Pia, anche lei una paziente poco paziente come me…(ma perché poi chi ha bisogno di cure e sta male deve chiamarsi PAZIENTE io ancora devo capirlo!…. va bhè questa è un’altra storia). OraMara piaè un angelo del paradiso e continua a guidarmi edamarmi da lassù, ma anche quando apparteneva a questo mondo era per me guida e forza nel cammino, quella notte non ha chiuso occhio, cercava di darmi sollievo e mi urlava che non potevo mollare…ma io credetemi davvero non cela facevo più…la mia nonna era tornata ad essere uno Spirito di Luce da quasi un anno ormai ricordo che ad un certo punto la stanza dell’ospedale in cui ero mi è apparsa diversa, era buia, la luce che arrivava era solo quella del corridoio e della luna, di fronte a me una sagoma

seduta su una sedia, non vedevo il volto…ma era la forza la possanza di nonna Tanina ed ho pensato… ecco portami via, sono stanca…ma lei con molta decisione ha fatto no con la testa e con il dito e ha sussurrata nel nostro dialetto:”no a nonna tu devi stare qua per me per te e per tutti quanti! Va non aver paura che non si sola!”io ricordo l’emozione, ho pianto e mi dicevo no, non ce la faccio più basta! Ma all’improvviso quella paura si è trasformata in una forza devastante…in unasana rabbia e ho aperto gli occhi! Ormai era quasi mattina c’era luce, poca ma difronte a me non c’era la sedia, quella sedia non poteva esserci perché lì c’era un lavandino….eppure c’era, sento le lacrime calde sulle mie mani di Mapi e il Primario con lemani dietro la schiena e la fronte appoggiata al vetro….sembrava quasi di sentire il nodo alla gola che aveva… lì ho capito eravamo noi tre in quella stanza ancora per poco…ho detto: “Ma la smettete di piangere dobbiamo fa un sacco di cose!” Mapi mi guarda e grida: “Io lo sapevo! Lo sapevo che non te ne andavi! Lo sapevo”e mentre saltellava nella stanza e urlava come se avesse vinto anche la sua di partita con la vita, il Primario mi ha detto: “Non me lo dovevi fare! Ecco…” ed io con un sorriso gli ho detto ed infatti Prof. Non l’ho fatto! È fuggito dalla stanza …ah questi uomini….secondo me è andato a farsi un sano pianto liberatorio! Dietro di lui è cominciata la festa! Da allora VIA LE MEDICINE e largo a flebo di soluzioni fisiologiche arricchite di sali, calcio magnesio potassio zuccheri ecc ecc, largo a vasellina pura solida per dare sollievo alla pelle e tanto tanto calore e amore!Quello proprio non mi è mancato, ho una famiglia splendida, una madre formidabile che non mi ha mollato un minuto, mi ha creduta e sostenuta anche nelle “terapia della follia”che nonostante tutto i medici del policlinico continuavano a monitorare e sostenere, e l’amore di Gerardo –il mio compagno-che mi ha imboccata, strigliata, amata, sostenuta dandomi la forza di non mollare mai!e quello di molti che non ce l’hanno fatta come me, ma che continuano a vivere dentro di me.La Terapia della Follia mi ha salvata e mi ha fatto essere qui oggi a raccontare, ancora a studiare e diffondere questi saperi perché il senso della mia vita, questa nuova, è far capire a più persone possibili quanta e quantepotenzialità ci siano dentro di noi!…..ce l’ho fatta io….con il giusto aiuto,la caparbietà e l’amore possono farcela tutti! Vi auguro buon cammino, che ogni cosa possa essere per voi scintilla di vita !

L.A….Scintilla